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La lettera di Michela Murgia per noi librai

10 maggio 2011

Questa è la lettera che noi librai abbiamo ricevuto da Michela Murgia, ne ho parlato nel post di ieri.

fonte: il profilo Facebook di Michela Murgia

Questa è la lettera che ho scritto due mesi fa ai librai per spiegare Ave Mary

pubblicata da Michela Murgia il giorno martedì 10 maggio 2011 alle ore 14.06

Cara amica, caro amico

i motivi per cui si scrivono libri come questo non sono facili da spiegare.

Partono da dinamiche intime e personali, ma diventano forti con quello che trovano intorno. Possono volerci anni, poi capita che a un certo punto la tua vita e la storia in cui sei immersa entrino in risonanza, e allora hai l’impressione che proprio in quel momento ci sia qualcosa di importante da dire, ma che nessuno lo stia dicendo nel modo in cui avresti bisogno di sentirlo tu.

Ave Mary è nato due anni fa proprio in un momento così, quando si cercava di ricominciava a parlare del femminile in modo diverso. Il bisogno di affrontare il discorso è sorto tra donne, durante una sera di riflessioni sincere su noi stesse e sui modelli culturali a cui eravamo state vincolate nostro malgrado. Da qualunque direzione partissimo nel ragionare, le conclusioni ci riportavano sempre allo stesso punto: la religione cattolica, una prodigiosa fucina di modelli coercitivi per le donne che eravamo e che avevamo attorno, anche di quelle che credevano di non avere alcun legame con una prospettiva di fede.

Quella sera tornai a casa desiderando leggere un libro che approfondisse il discorso.

L’ho cercato per mesi, l’ho aspettato per quasi due anni. Alla fine l’ho scritto.

Non ha la pretesa di fare la differenza o di cambiare il corso di un dibattito già molto attivo, ma spero che possa aggiungere una prospettiva diversa – quella della fede e del suo potentissimo immaginario – di cui spesso le donne stesse nel riflettere di sé non hanno tenuto abbastanza conto.

Fare i conti con quell’immaginario voleva dire fare i conti anche con Maria, certo. Ma questo non è un libro sulla Madonna e non ha niente di specialistico. È un libro su di me, su mia madre, sulle mie amiche e le loro figlie, sulla mia panettiera, la mia maestra e la mia postina. Su tutte le donne che conosco e ri-conosco. Dentro c’è il racconto di alcune delle storie di cui siamo figlie e di cui sono figli anche i nostri uomini: quelli che ci vorrebbero belle e silenti, ma soprattutto gli altri, quelli che vorrebbero amarci per come siamo e non per come tutti dicono che dovremmo essere. Questo libro è anche per loro, e l’ho scritto con la consapevolezza che da questa storia falsa non esce nessuno se non ci decidiamo a uscirne insieme.

Grazie, davvero

Michela

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